È strano pensare che l’acqua possa fare bene al vino, proprio perché sono due elementi antitetici: eppure sembra essere proprio così. Lo scorso anno, ancorando la cassa di vino ad una vecchia autobotte che si era inabissata nelle acque di Riva di Gittana all’altezza di Bellano, dove i sub fanno palestra, sono state poste in affinamento sul fondo del lago alcune bottiglie di Nebbiolo delle Alpi. Assenza di luce, temperatura costante intorno ai 10 -12 gradi e le correnti del Lago di Como hanno cullato per dodici mesi il vino di montagna.
La riemersione
Il vino è stato riportato in superficie il 26 gennaio 2025: una data importante per il gruppo dei Valtellina Sub, in quanto è la memoria della scomparsa di Loris Pozzati, subacqueo che perse la vita nel 2008 durante un’immersione. Una ricorrenza importante, per ricordare che la riemersione è sempre sinonimo di vita. Il Sangue di Nettuno è stato riportato alla luce grazie agli allievi del terzo livello dei corsi dei Valtellina Sub: Riccardo Nesa, Ivano Benazzo, Guglielmo Cannella e Nicolò Tampini, con la supervisione di Dino Bianchini e Marco Aureli, gli istruttori.

La degustazione: lago versus terra
E così, a “Il camino” di Sondrio, gastronomia e cantina, sabato 8 febbraio, le bottiglie riemerse sono state messe in degustazione e rapportate alle stesse annate che avevano tuttavia effettuato un affinamento in cantina. Lago e cantina, trova le differenze: 12 mesi iniziano ad essere un periodo significativo per l’affinamento. Le bottiglie nell’aspetto sono emozionanti, al di là del contenuto: piccole valve, alghe, incrostazioni di sabbia e di vita lacustre testimoniano la loro permanenza in acqua.


Un ristretto numero di produttori, esperti e sommelier ne ha valutato le differenze: il vino affinato nel lago è risultato molto essenziale, scheletrico, quasi ossuto, ci racconta Riccardo Nesa. Il colore del vino subacqueo è apparso molto più delicato rispetto a quello affinato in superficie e dotato di maggiore eleganza. «Un po’ crudo è stato definito, con note amaricanti più evidenti», prosegue Riccardo ripercorrendo l’analisi sensoriale effettuata dagli esperti: l’ipotesi è che la maturazione nelle profondità del lago possa aver rallentato il processo evolutivo. Il vino terrestre sembra aver raggiunto una maturità maggiore, con una larghezza di sorso decisamente più ampia. Più spezie dolce il vino di lago, mentre il vino affinato in cantina ha un corredo che ricorda con incisività la molecola del rotundone, con evidenze pepate al naso.

Da sperimentazione a ricerca
Il produttore Alberto Marsetti non esclude l’idea di proseguire nell’esperimento dotando il Valtellina Sub altri vini da collocare nelle profondità del lago. Gli esperti hanno riscontrato variazioni sotto l’aspetto sensoriale, di fronte alle quali non possiamo che interrogarci, auspicando che nuove sperimentazioni e ricerche possano dotarci di fondamenti scientifici di maggiore evidenza.

Per il momento sono belli la memoria e il ricordo, la sfida e l’impegno dei sub: una bella esperienza, che probabilmente non finirà qui: «è per me una bella soddisfazione che cinque esperti abbiano decretato l’alto livello qualitativo del mio vino casalingo, così come il fatto che quello affinato nel lago sia piaciuto», conclude Riccardo Nesa.
Photo credit: le immagini sono gentilmente concesse da Riccardo Nesa.