Written by 11:27 pm Luoghi, Wine

La vite in inverno, resilienza e attesa

In Valtellina il Nebbiolo delle Alpi domina un paesaggio dove tutto sembra essersi fermato. Ma la vite vive e non teme né il freddo né l’oscurità. Aspetta con pazienza la primavera.

Le viti sono spoglie, non c’è traccia di verde nei vigneti: tralci, fusto e radici. 

Sulla pianta ancora neppure una foglia.

In Valtellina, tra i terrazzamenti di Nebbiolo delle Alpi, la vite affronta con coraggio e resilienza la stagione più fredda per prepararsi alla ripresa primaverile. 

La vite è viva, e anche se il fusto appare lignificato, nella pianta tutto è pronto per il germogliamento e l’attività vegetativa.

I colori sono diversi, dal marrone al grigio, ma il cielo di Valtellina è, come cantava Rino Gaetano, sempre più blu.

I pali sembrano mani tese verso l’alto e sottolineano la verticalità di un ambiente abituato alle vette.

I vigneti spogliati del manto fogliare consentono di cogliere la bellezza del paesaggio terrazzato, la perfezione delle linee geometriche tra i filari, l’ortogonalità dei muretti, l’architettura delle pietre, la potenza del terrazzamento: un paesaggio abbarbicato con tenacia e determinazione alla roccia che si è fatta montagna. Il labirinto di terrazzamenti, muretti, scale in pietra e il dedalo di sentieri lungo il versante montano sono ancora più chiari e definiti, privi della copertura verde che a breve farà capolino.

Fragile, nudo, essenziale: eppure straordinariamente grandioso.

Il paesaggio si declina in moduli e sezioni e i vigneti assomigliano a tessere di un mosaico complesso: le linee arrivano a separare mondi apparentemente diversi e il lavoro dell’uomo nel corso dei millenni per ridisegnare il profilo della montagna e rendere possibile la viticoltura si fa ancora più evidente.

Così Antonella Tarpino, in un libro di rara bellezza, “Il paesaggio fragile“, edito da Einaudi: «È un incalzare di tessere, di scaglie, di squame e di giunti, pronti a ricalcare ognuno la posizione di quelle contigue ma cui viene impresso insieme un lieve scarto direzionale. È l’inclinazione verticale, sono gli iati di una linea orizzontale repentinamente interrotta, i richiami, i contatti, le brusche sospensioni, gli spostamenti d’asse a unire in un unico schema elementi posti su diversi piani di profondità».

Tutta tace, ma la vite è viva: riposa al freddo della stagione invernale, ma le radici pulsano e respirano nella profondità del terreno. Lo fanno nel silenzio e nell’oscurità di giornate brevi per la limitata luce solare. Si tratta di un sonno profondo, durante il quale la pianta si ricarica.

La vite d’inverno è il senso e il tempo dell’attesa: il suo apparente ritiro e la sua quiete altro non sono che una promessa per ciò che accadrà in primavera, con il suo risveglio e la ripresa.

Tra i muretti sbucano timidamente alcuni fichi d’India, testimoni di un microclima favorevole alla vite anche d’inverno: vini alpini ma dal fascino mediterraneo anche in pieno inverno.

Il ciclo vitale segue il corso delle stagioni: senza fretta, con pazienza e resilienza.

.

Visited 1 times, 1 visit(s) today
Close