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Fabrizio Basile e Pantelleria: un sigillo di fedeltà

Si può essere fedeli a un territorio, a un’isola e ad un vitigno, ed avere voglia costantemente di reinterpretarli e di sperimentare nuovi percorsi?  Fabrizio Basile a Pantelleria sembra avere la risposta giusta. Che è quella del cuore.

Fabrizio Basile è pantesco: in lui c’è la forza del vento, l’energia del vulcano, l’inquietudine del mare, il calore del sole, la scoperta di percorsi inesplorati. Simona Cavassa è milanese, pragmatica, risoluta, forte e tenace. Ha la gioia di chi ha scelto la nebbia per la luce. Due anime che si sono incontrate in un luogo magico, Pantelleria. Loro sono Cantina Basile: tra cielo e terra, a Bukkuram, ci sono il loro amore e le loro creature, quei vini che sono espressione ed essenza del loro essere, del loro credo e dei loro sogni. Sono giovani, instancabili, accoglienti e sempre sorridenti. Il loro entusiasmo è follia, genio e contagio: sono felici di ciò che sono e di ciò che fanno. I vini non sono altro che un loro ritratto, un raro esempio di come la tradizione dell’isola possa essere reinterpretata esplorando modi diversi di raccontare il territorio.

Cantina Basile

Quando la passione si fonda su una solida competenza e su un approccio che si distingue per un’attenzione quasi maniacale alla qualità e alla sostenibilità, non è difficile che i vini non siano qualcosa di prezioso. Lo Zibibbo o Moscato di Alessandria non è solo la varietà dell’isola, ma per loro rappresenta una creatura da allevare, da crescere e da proteggere. Simone e Fabrizio sono un punto di riferimento per chi ha desiderio di autenticità: ogni degustazione è una festa, e ogni festa è un piatto con un calice. I loro vini hanno l’isola dentro, con il vento, i pendii scoscesi e le viti che si affacciano sul mare. Il caldo torrido, il vento e l’energia del vulcano sono solo alcuni degli elementi che fanno, di ogni etichetta, un piccolo capolavoro. La raccolta manuale, la tecnica di appassimento, il processo di vinificazione, l’uso sapiente del legno sono in grado di far sì che zuccheri e profumi dell’uva diventino il Sora Luna, il Trequartidiluna, Prescelto e Shamira, i due passiti di Pantelleria. 

La prima volta che ho incontrato Fabrizio Basile era alla guida di un piccolo escavatore: ci teneva a mostrarmi quanto, a 2 metri di profondità, il sottosuolo cambiasse colore e si facesse più scuro, a testimonianza della presenza di acqua. Merce rarissima in questi luoghi.

Lo Zibibbo cresce in un ambiente torrido e siccitoso, ma sopravvive e vive grazie alla straordinaria capacità di andare a trovare l’acqua là dove c’è. Un esempio di resilienza in un ambiente apparentemente ostile. Tra le mani Fabrizio stringeva un grappolo di Zibibbo, quasi fosse un bimbo da accudire. Il lui non c’era solo un sorriso di accoglienza, ma di orgoglio: la luce dei grappoli, che avevano già alcuni acini appassiti in pianta, era la luce dei suoi occhi.

Assistere al processo di appassimento delle uve è emozionante non solo per la concentrazione di zuccheri e di aromi, ma per il cambio di sfumature nel colore delle uve, per il profumo che si sprigiona nell’aria, per la magia che gli acini sgrappolati a mano sapranno fare, immaginando da subito tutto ciò che diventerà il vino passito. Passito ma mai passato, perché nella mano di Fabrizio c’è un’interpretazione moderna della tipologia, con una vena sapida straordinaria e una freschezza rara che slanciano il vino e mai lo rendono stucchevole.

La degustazione (avvenuta alla cieca) 

Cinque vini, lo Zibibbo protagonista. I primi due fermi e secchi, gli altri tre passiti. Cinque modi di essere Fabrizio e Simona, cinque modi di essere Cantina Basile.

Sora Luna | Pantelleria Bianco DOP | 2023

Solo acciaio per la vinificazione dello Zibibbo: vino solare, freschissimo, succoso, con note aromatiche e floreali molto eleganti di zagare, susine, ricordi di cedro e un effluvio di sentori delle vegetazione dell’isola. Una chiusura quasi mentolata e tropicaleggiante tra ananas e mango. Un ingresso molto verticale, con il vino che via via prende il suo spazio, sino a regalare sensazioni ricche, strutturate e con una perfetta corrispondenza naso-bocca. Passa e resta, con un effetto dissetante.

Trequartidiluna | Pantelleria Bianco DOP | 2011

Solo 1300 bottiglie per un vino bianco secco, macerato e affinato in tonneau di rovere per un mese, a cui segue la maturazione in acciaio per 10 anni. “Se Trequartidiluna è nelle tue mani è perché ci conosci”: questa frase è riportata in etichetta, ad indicare che l’amicizia, la fedeltà e la fiducia sono i valori che legano la Cantina a chi degusta questa preziosità. Si tratta dell’evoluzione dell’interpretazione di Fabrizio Basile del Moscato di Alessandria. Un vino ricco, opulento, aristocratico e ambizioso, in grado di reggere la sfida con i grandi Bianchi del mercato internazionale. Un vino che conquista per quella capacità e quello slancio che solo i grandi vini hanno: un’acidità ancora sferzante nonostante i 13 anni trascorsi, una vena sapida che non smette di essere protagonista, e le potenzialità evolutive che sono ancora evidenti. Note speziate di vaniglia, di cardamomo e di coriandolo impreziosiscono la beva, in un sorso ricamato nel suolo di Pantelleria. Un vino magico, vibrante, teso e mai arrendevole. Seduttivo e perfetto in abbinamento a pesci affumicati, salumi e formaggi. Versatile quanto basta, nella consapevolezza di essere unico.

Shamira | Passito di Pantelleria DOC | 2006

Il passito di Fabrizio dedicato alla principessa Simona (S Hamira). Il colore è mattone: Zibibbo in purezza, durante la cui vinificazione sono state aggiunte uve appassite al sole. Ha in sé il calore di Pantelleria: diventato ormai maggiorenne con il 2024, dimostra una straordinaria gioventù. Sembra essere incredibilmente fresco, elegantissimo, con note di zafferano molto intense e ricordi di dattero, fico e miele. E ancora: origano, anice e alloro, con ricordi di salsedine e di scoglio bagnato. Non solo potrebbe tranquillamente mentire sull’età perché ha in sé una acidità viva, ma ammalia per eleganza e per quella vena sapida che sembra essere la matrice comune ai vini di Fabrizio. L’aromaticità del vitigno sembra fare un passo indietro, per lasciare spazio all’eleganza e alla finezza. Incantevole.

Prescelto | Passito di Pantelleria DOC | 2008

Il colore è differente rispetto al precedente, con qualche lampo dorato. Al naso una nota umani immediata: note di chinotto, macchia mediterranea, noce moscata, ricordi eterei di smalto, nocciola e un finale che ricorda il caramello bruciato e le erbe quasi da vermouth. Il sorso ha una progressione incredibile, dalla profondità alla superficie in pochi attimi, con una metrica degustativa lineare, sempre caratterizzata da un tratto sapido. Il residuo zuccherino mai limita la freschezza, per una chiusura tridimensionale. Imponente.

Shamira | Passito di Pantelleria DOC | 2019

Giovanissimo, con sentori riconoscibili di albicocca e di pesca sciroppata e note fresche di glicine e ricordi mentolati. Fichi, datteri, frutta tropicale, pepe bianco e cannella si alternano ad alloro essiccato e a timo. È ancora molto frutto, accarezzato da note di miele, potenziate da sbuffi di liquirizia e di cappero. Un vino elegante, che sembra sottile al palato e che si muove danzando e soggiogando il degustatore. Ha calibro e proporzione, con una vita davanti, come si dice in questi casi. Magnetico.

I tre passiti sono stati degustati prima con formaggi come il Castelmagno, il Pecorino sardo e due erborinati, uno più dolce e uno più piccante. Perfetta la comunione tra la dolcezza e la parte amaricante delle muffe, in un connubio molto interessante dal punto di vista sensoriale. A seguire l’immancabile pasticceria secca, con dolci di mandorle, nocciole e la sbrisolona mantovana. Vini versatili che mutano l’abito come solo le protagoniste dei grandi film sanno fare, ad ogni cambio di scena. Vini da Oscar.

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